Category: Passione GdR

novembre 26th, 2017 by Stefano

Ho avuto l’occasione di poter spiegare a dei professionisti della comunicazione cos’è il Gioco di Ruolo e che potenzialità ha per la nostra crescita personale e professionale.

Ringrazio Giulio Gaudiano per avermi permesso di parlare di Giochi di Ruolo a chi non ha idea di cosa siano. Rispetto a molti hobby ed attività ludiche, il GdR può essere un’importante risorsa che ci permette di migliorare noi stessi ed il nostro lavoro.

Se vuoi conoscere meglio i Giochi di Ruolo o se vuoi capire come giocare può essere utile oltre che divertente, in questo video spiego le principali caratteristiche positive, che ci possono aiutare a conoscere meglio noi stessi ed a crescere professionalmente.

L’ultima parte del video è dedicata ad uno strumento di autovalutazione che abbiamo creato ispirati da alcune tecniche comunicative presente per l’appunto nei giochi di ruolo: la scheda personaggio. Se vuoi scaricarla con i tutorial per utilizzarla puoi iscriverti alle newsletter sulla pagina Il potere della scheda personaggio.

Guarda il Webtalk sul GdR

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ottobre 8th, 2017 by Stefano

Se conosci il gioco di ruolo, ti sei mai soffermato ad analizzare quanto sia straordinaria l’idea della scheda personaggio? Per chi non sa cosa sia: la scheda personaggio è lo strumento più rapido che esista per sfruttare le migliori abilità nel risolvere ogni problema.

Abbiamo pensato di creare una scheda personaggio che noi stessi possiamo utilizzare per autovalutarci, fare scelte migliori e pianificare la nostra crescita.

Se vuoi puoi scaricarla con la guida alla compilazione semplicemente iscrivendoti qui alle newsletter.

Indice

A cosa serve nel gioco di ruolo

Il gioco di ruolo consiste nell’interpretare il personaggio di una storia che deve affrontare difficoltà e sfide, ma che possiede capacità e competenze diverse dalle nostre. Solitamente un giocatore prende in mano il personaggio per la prima volta oppure lo riprende in mano dopo vari giorni di pausa tra una partita e l’altra.

Se tutte le volte dovesse leggere una descrizione scritta del suo personaggio che spieghi le caratteristiche, abilità, poteri, pregi e difetti sprecherebbe molto tempo. Le decisioni ed azioni rallenterebbero drasticamente.

La scheda personaggio ha proprio lo scopo di ricapitolare in modo rapido, chiaro ed ordinato tutti i dati che servono al giocatore per fare le scelte più adatte. Così, appena prendiamo in mano la scheda del nostro personaggio, possiamo fare un recap veloce di chi è, di cosa sa fare e cosa mira a diventare.

Le caratteristiche vincenti della scheda personaggio

Quasi tutte le schede personaggio sono studiate per avere un resoconto schematico delle caratteristiche, che risulti però accattivante e non un pugno nell’occhio (vedi ad esempio alcune inguardabili schede di autovalutazione che girano in rete). Inoltre il sistema di punteggi permette di distinguere a colpo d’occhio le abilità in cui si è maggiormente dotati da quelle in cui si è più scarsi.

Molte schede prevedono anche un’immagine del nostro personaggio, perchè questa ci aiuta ad immedesimarci in quello che vorremmo essere nell’avventura.

I sistemi di gioco prevedono che sulla scheda si possano segnare i “punti esperienza”, cioè la risorsa con cui possiamo pianificare la crescita delle caratteristiche ed abilità che ci interessano di più.

La scheda del personaggio quindi ha una comunicazione studiata per rendere più rapide e logiche le decisioni e ci permette di programmare la crescita delle abilità.

Siamo tutti personaggi giocanti

A pensarci fa specie vedere come molti giocatori pianifichino con razionalità le scelte, le azioni e la crescita del loro personaggio, mentre per la loro vita si abbandonino all’istinto, al caso o all’abitudine.

Quante volte abbiamo veramente usato la nostra migliore abilità per risolvere un problema, piuttosto di quella che utilizziamo solitamente?

Quante volte ci siamo sentiti insicuri, fuori posto o incompetenti quando invece avevamo un’abilità nella materia ben superiore alla media?

La nostra vita è una storia e noi dobbiamo tornare ad esserne i protagonisti.

Anche se suona strano dobbiamo riuscire a immedesimarci in noi stessi per interpretare il ruolo che meritiamo.
Se ci analizziamo in modo approfondito e capiamo cosa sappiamo veramente fare e in cosa siamo carenti possiamo riappropriarci delle nostre decisioni e della nostra crescita, che non sarà più abbandonata all’istinto o alle scelte degli altri. Abbiamo creato questa scheda animati proprio da questo intento.

Prova la scheda Pg e dacci la tua opinione

Ti invitiamo a registrarti e scaricare la scheda personaggio per provare ad usarla. Inizialmente ti ci vorrà del tempo per valutare con coerenza le tue caratteristiche, abilità e poteri speciali; il bello è che tutto il tempo che impiegherai non sarà buttato ma ben investito. Infatti, potendo segnare in modo chiaro le tue autovalutazioni, ti basterà prendere in mano la scheda per ricapitolare velocemente tutto. Quando dovrai prendere delle decisioni ti sarà sufficiente guardare la scheda per ricordare quello che sai fare e quello che vorresti saper fare meglio.

Inoltre abbiamo provato a rendere dinamica la scheda, inserendo una sistema di premiazione per il superamento delle sfide. Dovresti essere in grado di verificare le valutazioni che ti sei dato confrontandole con le prove superate. Potrai capire quando il tuo livello di competenza può considerarsi aumentato

Con la scheda potrai scaricare un tutorial per la compilazione e una breve FAQ. In ogni caso, per qualsiasi dubbio sulla compilazione o utilizzo della scheda, non esitare a contattarci sul gruppo Facebook → Scuola di GdR il Gruppo

Buon divertimento.

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agosto 6th, 2017 by Luca S.

Il gioco di ruolo per me è un ottimo strumento lavorativo e potrebbe esserlo anche per te.

Da diversi anni sono un impiegato commerciale di una banca e ho imparato ad utilizzare le tecniche di role playing applicandole sia all’ambiente lavorativo, che al rapporto coi clienti e nel marketing.

Nonostante mi piaccia il mio lavoro, questo è ritenuto dai più un impiego piuttosto stressante. Non in tutte le giornate viaggio al 150%, vi sono stati e vi saranno anche momenti in cui la stanghetta delle mie energie psicofisiche segnarà il 50% (o meno).

In queste giornate più piene, nei momenti personali più “complicati”, ho cercato di far leva sulle mie abilità d’interpretazione, non palesando quindi sentimenti di stanchezza, comportamenti aggressivi tipici di una persona stressata, o disinteresse verso gli altri. Alcuni a questo punto della lettura potrebbero pensare che io abbia mentito ai miei clienti, ma in realtà ho evitato che questioni personali, non riguardanti la loro posizione, influenzassero la discussione, senza mai dare loro informazioni errate o false.

Ho semplicemente assunto un ruolo tale, da permettermi di impedire alle mie emozioni di diventare un elemento negativo nel colloquio, non facendomi perdere né la fiducia, né l’autorevolezza verso il cliente.
Fino ad oggi non avevo collegato il mio “modus operandi” al gioco di ruolo, in quanto pensavo che fosse una mia capacità personale, non appresa e allenata nel corso degli anni. Tutto è diventato più chiaro dopo la mia partecipazione ad un corso di formazione sulla comunicazione finanziaria organizzato dalla mia azienda.

Il relatore ha ricordato quanto si sia modificata negli ultimi decenni la percezione dell’ambito lavorativo; quante cause di stress siano state fatte emergere grazie a numerosi studi scientifici (Holman, Inigo, e Totterdell, 2008). Nello specifico faccio riferimento al cosiddetto lavoro emozionale.
Ho scelto di non riportare trattati e o spiegazioni tecniche sull’argomento, che risulterebbero probabilmente di difficile comprensione e quindi tediosi, ma cercherò di spiegarvi con le mie parole il suo significato e quale nesso io ho scorto col Gioco di Ruolo.
Esistono moltissimi lavori nella nostra società che richiedono di tenere o sopprimere un sentimento per assumere un’espressione esteriore che induca l’interlocutore, il cliente, etc… ad entrare in un determinato stato mentale.

Per rendere la questione ancora con più semplicità vi fornisco alcuni esempi:

  1. L’infermiere che deve rassicurare il paziente
  2. Il commerciale che deve convincere il cliente della bontà del prodotto
  3. L’insegnante che deve trasmettere fiducia, sicurezza e carisma ai propri alunni

Quelli sopra sono solo alcuni esempi di un’ampia fetta dell’attuale mondo lavorativo. Potremmo riassumere, semplificandolo (chiedendo scusa agli scienziati che hanno compiuto questi studi se la semplificazione risulta troppo accentuata), che chiunque abbia contatto continuo con “clienti”, svolge un lavoro emozionale.
Non sempre però risulta facile porre in essere quell’atteggiamento e comportamento che viene richiesto nel nostro ambito lavorativo. Vi sono fattori interni ed esterni alla persona che possono influenzare i suoi stati d’animo.

Tra questi ricordiamo il controllo del datore di lavoro (le display rules), le emozioni provate dal lavoratore in quel momento, le capacità del lavoratore di esprimere con successo l’emozione voluta.
Se l’emozione che si desidera arrivi al cliente è la stessa che stiamo provando in quel momento (ad esempio: voglio trasmettere gioia e sto provando una profonda gioia) si parla di deep acting e la cosa risulta molto più semplice. Diverso invece se l’emozione da far trasparire è differente rispetto a quella provata.

In questo caso si parla di surface acting, una vera e propria simulazione dell’emozione e dello stato d’animo. La discrepanza tra emozione provata, emozione dimostrata ed emozione richiesta da luogo ad un processo mentale chiamato dissonanza emotiva. Proprio questo processo è riconosciuto essere tra le primarie fonti di stress lavorativo emozionale della nostra società e in alcuni casi può portare ad esaurimento o alla sindrome del burnout.
Mi sono immediatamente posto alcune domande:

  1. La mia azienda mi richiede (ufficialmente o ufficiosamente) di tenere un certo “ruolo” coi clienti?
  2. Ho mai avuto giornate nelle quali ero emotivamente non propenso ad assecondare i clienti?
  3. Se sì, come ho reagito per risolvere questo problema?

La mia azienda, come tutte quelle finanziarie o commerciali, pone al primo posto il benessere dei clienti e viene quindi chiesto a tutti i dipendenti di tenere un comportamento tale (anche a livello emotivo), che questi si sentano tranquilli, siano fiduciosi e fedeli.

Quindi il mio “ruolo” non è solo quello di vendere, ma anche di far entrare il cliente in uno “stato mentale” che favorisca anche nuove vendite e la sua permanenza.

Come già ho detto è ovvio che non tutte le giornate filino dritte e sianopiene di soddisfazioni personali e professionali; in questi casi ho interpretato il ruolo che il mio datore di lavoro mi richiede di avere nei confronti della clientela. Ho approcciato la sfida come un vero e proprio  “gioco d’interpretazione”, dove ovviamente non si tirano i dadi e dove si ha a che fare con persone reali che vanno dunque rispettate.

Affermare che io sia sempre riuscito ad interpretare questo ruolo al meglio, senza mai commettere errori o cedere alle emozioni del momento, sarebbe assurdo, ma di certo la mia esperienza con il GdR mi ha portato ad avere buoni risultati coi clienti e minor stress da gestire.

Infatti tutti gli scienziati che hanno studiato il lavoro emozionale hanno individuato nella dissonanza emotiva la fonte di maggior stress. Dover simulare un’emozione porta molte persone a credere di mentire, a spersonalizzarsi, a non essere più soddisfatte del proprio ambiente lavorativo. Il giocatore di Ruolo da questo punto di vista avrebbe una marcia in più, proprio per l’approccio differente che ha nei confronti della simulazione.
Per lui, interpretare, immedesimarsi è una sfida ludica e non certamente uno scoglio psicologico da affrontare. Riportare le capacità sviluppate nelle serate di divertimento tra amici nell’ambito lavorativo non è però così immediato. Questo passaggio richiede attenzione e pratica ma ti può portare a considerare la dissonanza emotiva non più come una fonte di stress, ma piuttosto come l’ennesima sfida interpretativa da vincere.

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luglio 7th, 2017 by Luca S.

Tutti possono giocare a GdR, non tutti però si appassionano.

Se non hai mai giocato prima, non è facile capire se per te potrà diventare qualcosa più di uno svago. A volte capita persino un “Giocatore esperto” non abbia mai pensato se il GdR lo appassiona o se è un passatempo come un altro. In questo articolo riflettiamo su alcune domande che potrebbero aiutarti a trovare la risposta che stai cercando.

Quali giochi facevi da bambino?
Quali film preferisci?
Quali libri leggi volentieri?
Ti capita di fantasticare?
Muovere il personaggio o essere il personaggio?
Ti piacciono le sfide?

 

Quali giochi facevamo da bambini?

Capire quali basi abbiamo è un ottimo punto di partenza. Per me la base sono stati i librogame e il “gioco libero”.

Il librogame è un libro di ridotte dimensioni nel quale non devi solo leggere ma, tramite un meccanismo di numerazione dei capitoletti, puoi decidere le mosse e le azioni intraprese dal personaggio della storia, un preambolo alla possibilità di influenzare l’andamento dell’avventura tipico del gioco di ruolo.

Il “gioco libero” (io lo chiamo così) era una specie di rappresentazione immaginaria, nella quale vestivo i panni dei personaggi dei nostri cartoni animati preferiti. Vivevo avventure inventate da me, interagendo con l’ambiente circostante come fossi in un vero e proprio cartoon. Un’anticipazione dell’immedesimazione che i GdR ti permettono di avere.

Se queste fossero anche le tue basi, ovviamente non potrei che consigliarti di provare o approfondire il GdR, sicuramente fa per te.

Anche i videogame e i cosiddetti GdR online o MMPORG, possono essere indicativi della predisposizione al gioco di ruolo da tavolo, ma spesso il videogiocatore non è abituato ad alcune differenze importanti:
il GdR non è fatto di azione continua
il GdR non ti limita a muovere il personaggio ma puoi essere il personaggio

Quali film preferisci?

Benché sia più legato alla scelta dell’ambientazione giocare, ci sono alcune tipologie di film (o telefilm) che predispongono maggiormente a provare ciò che provano i protagonisti.

E’ il caso degli horror, che provocano nello spettatore l’ansia e la tensione che in quel momento sta vivendo il personaggio. In genere tutti quei film che causano un cosiddetto transfert sono buoni punti di partenza per capire se potrai sviluppare una passione per il GdR.

Nella mia esperienza sono entrato in contatto con numerosi Giocatori e la maggior parte di loro si è avvicinata al GdR grazie ai film fantasy, horror, anime,cartoni e/o film d’avventura (citiamo alcuni cult giusto per completezza: Il signore degli anelli, Star Wars, Indiana Jones, V per vendetta, Star Trek).

Pochissimi di loro hanno dimostrato di apprezzare film sentimentali e commedie; questo non significa che se a te piacciono il GdR non faccia per te. La nostra è solo una statistica ottenuta in 30 anni di esperienza e conoscenze di Giocatori, non è una chiave lettura universalmente valida.

Quali libri leggi volentieri?

Anche in questo caso, come per i film, il genere di libri letti spesso identifica un tipo di ambientazione preferita. Nella mia esperienza, e quella dei miei conoscenti, solitamente si spazia dal fantasy, al poliziesco, all’horror, al romanzo storico o fantascientifico.

Più che analizzare quale libro ti piace, può essere interessante rispondere alla domanda: come leggo il libro? Se divori capitolo dopo capitolo perchè vuoi sapere sempre di più, potresti frenare involontariamente la fantasia.

Spesso infatti mi è capitato, mentre leggevo un libro, di ipotizzare cosa avrei fatto io se fossi stato il personaggio. Alcune volte mi son reso conto di esser talmente entrato in sintonia col protagonista del libro (transfert empatico) da anticipare le sue mosse, capitoli e capitoli prima di leggerle. Questo metodo di lettura è in sé un segnale che il GdR potrebbe fare per te.

Ti capita di fantasticare?

Treccani definisce il termine FANTASTICARE così:

“ Lavorare con la fantasia, arzigogolare” e più raro “ripensare nella fantasia”

Come ogni nostra caratteristica anche la fantasia si può allenare. Mi capita spesso di immaginare cosa sarebbe successo se avessi detto o fatto quella cosa invece di quell’altra.
Si tratta di costruire nella mente una vera e propria scena simulata diversa dalla realtà. Questa “costruzione mentale” è utile a formare una mente adatta al GdR. Se non lo fai non significa che tu non sia portato per questo tipo di gioco (non devi essere un Walter Mitty per poter giocare a GdR); certo l’assenza di capacità di fantasticare porrà dei forti limiti alla possibilità di immedesimarsi in un personaggio giocante e quindi di vivere le sue avventure.

Muovere il personaggio o essere il personaggio?

Nel mondo del GdR c’è chi muove un personaggio facendogli compiere azioni, parlare o prendere decisioni sul da farsi, e c’è chi diventa il personaggio perché lo vive in prima persona provando ciò che prova lui e non ha bisogno di recitare o drammatizzare l’interpretazione.
Se tendi ad immedesimarti nel tuo Pg, sei senz’altro portato a giocare di ruolo. Non è una cosa semplice da ottenere l’immedesimazione, a volte ci si riesce, altre no; sicuramente bisogna cercarla per poterla trovare.
Il Gioco di Ruolo può comunque essere una tua passione anche se non entri nei panni dei tuoi Pg, però riceverai molto meno di quanto questo gioco potrebbe darti.

Ti piacciono le sfide?

La vita è una sfida. Il GdR è una sfida diversa da quella quotidiana, proprio perché sei chiamato a vivere la vita di qualcun altro (ti estranei dalle sfide della tua personale realtà e ti getti a capofitto in quelle del tuo personaggio, facendole tue e combattendole come farebbe lui).
L’altra sfida è riuscire ad Interpretare un personaggio differente dal nostro modo di essere (una sfida nella sfida). Proverai sensazioni e emozioni con le quali solitamente non hai a che fare (ad esempio se interpreti un PG malvagio e tu sei buono come il pane).

 

Se non ti sei rivisto in niente di quello che ho scritto, io ti consiglio comunque di provare a giocare ai GdR, perchè sono fonte di divertimento, di conoscenza e di riflessione. Se già ci giochi ma non sei soddisfatto, cerca di capire il perchè.

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maggio 24th, 2017 by Stefano

Questo articolo nasce da una domanda letta su Facebook:

“se il tiro di dado causasse la morte di un personaggio, voi master lo fareste morire a priori?”

Ripensando alle esperienze passate e ragionando sull’argomento  ho scritto questo articolo per darti dei suggerimenti qualora dovesse capitare a te questa spinosa decisione.

Ecco di cosa ti parlo

 

Le risposte  su Facebook sono state molte e varie: dal “se tiri il dado accetti quello che ne esce, altrimenti che tiri a fare” al “dipende”. Nessuno però ragionava sulle conseguenze della scelta.

Il valore di un personaggio

Un’avventura di GdR non è molto differente da una serie Tv. I loro componenti sono abbastanza simili::

  • protagonista/i
  • personaggi importanti
  • comparse
  • cura dei dettagli caratterizzanti
  • storia che coinvolge i vari personaggi
  • colpi di scena con decisioni inaspettate

In un telefilm è difficile che muoia il protagonista, però in alcuni casi capita (non mi riferisco alle telenovela in cui dopo un po’ i personaggi morti resuscitano). Può anche capitare che una comparsa diventi con il tempo un protagonista. Questo perché fa breccia nel pubblico o diventa un elemento fondamentale per la qualità della storia. All’opposto può succedere che il protagonista iniziale esaurisca la sua capacità di attrarre l’interesse dello spettatore; una delle principali motivazione per eliminarlo, magari non definitivamente (vedi ad esempio X-files dove per un certo periodo è cambiata la coppia investigativa).

Se un tiro di dado causa la morte di un personaggio che:

  • -è ben caratterizzato
  • -ben interpretato
  • -crea atmosfera
  • -stimola l’azione degli altri
  • -fornisce spunti e ganci al master

la vera ingiustizia sarebbe buttare via una tale risorsa per un tiro sfortunato di dadi.
Di contro se si tratta di un personaggio poco utile, se non addirittura fastidioso, la sua sfortuna può essere la motivazione giusta per cercare un cambiamento da cui tutta la storia trarrebbe vantaggio. 

Devi valutare bene il valore del personaggio che sta per morire.

alcuni vedono in questo l’applicazione di “due pesi e due misure”; in realtà è esattamente l’opposto. Si applica un unico metro di misura per tutti, così da valutare l’impegno di ogni giocatore ed il valore che questo porta al gioco. La gratificazione meritocratica è sempre uno sprono a migliorare e combatte l’appiattimento verso il basso. La vera ingiustizia sarebbe applicare diversi parametri di valutazione a seconda del giocatore o non dare il minimo valore a chi si sforza di migliorare

Il ruolo nella storia

Per gli stessi motivi di cui sopra, se il personaggio è quasi fondamentale per la tua campagna, non puoi sicuramente permetterti di farlo morire per un caso sfortunato. Devi trovare qualche stratagemma per salvargli la pelle o, alla peggio, riportarlo in vita (vedi telenovela brasiliana).

Potresti prevenire questo problema creando storie totalmente slegate dai personaggi, che si sviluppano anche se cambiano i protagonisti (può capitare in giochi con alta mortalità come I Miti di Cthulhu).

Però perderesti qualcosa. Ai giocatori fa piacere vedere che si sviluppano delle trame basate sul loro personaggio; poi certi personaggi diventano dei veri e propri idoli per il gruppo (anche dopo morti).

Una morte, seppur dolorosa, può essere la fine predestinata per un certo personaggio che ha fatto il suo tempo, ma deve essere talmente epica da farsi tramandare ai posteri.

Se uno se la cerca

Come Master ti sarà capitato almeno una volta che uno dei personaggi rischiasse la morte per un comportamento avventato (o persino idiota). In questi casi tutti  provano la forte tentazione di agevolare la morte del personaggio per dare l’esempio. Certo dobbiamo trattenere questi istinti da vendicatore; per quanto mi riguarda se un tiro di dado causa la morte di un PG che se l’è proprio cercata, io accetto la decisione del fato.

Se invece la morte del personaggio è frutto di uno sfortunato susseguirsi di tiri (e parla uno notoriamente sfortunato nel tiro dei dadi), prova a salvarlo in qualche modo. Di seguito alcuni degli stratagemmi che ho usato in questi casi:

-non preannuncio mai l’effetto finale del tiro di dado per poter  quindi agire sul risultato del tiro e non sul tiro stesso

-aggiungo un altro tiro per un’azione secondaria che può ridurre  gli effetti del primo fallimento

-intervento inaspettato di qualcosa o qualcuno che salva la  situazione (ovviamente tento di non far capire che ci sono  restato male pure io dal fallimento del tiro)

-se il GdR è ad ambientazione fantasy, do la possibilità di  riportare in vita il personaggio morto (può essere l’occasione  per una bella Quest fuori programma)

-se il GdR è realistico (magia poca o nulla) faccio in modo che la  morte sia molto scenica ed il corpo del personaggio sparisca  (ritornerà poi spiegando come la fortuna lo abbia aiutato a  sopravvivere)

A ogni modo ti consiglio di evitare tutte quelle situazioni (soprattutto quelle casuali) dove un singolo tiro di dado può causare la morte di uno o più personaggi.

Essere un Master comprensivo

Come detto sopra è meglio che eviti le situazioni ad alta probabilità di morte casuale; sebbene io apprezzi il massimo realismo, non è questo a rendere divertente il GdR, bensì i Personaggi e la sceneggiatura della storia che vivranno.

Delle volte dovrai tentare di essere comprensivo con i Giocatori. Ti sarà capitato di preparare delle scene con trappole mortali a protezione di un tesoro o mostri innominabili da cui tutti fuggono, tranne i giocatori.

Tu avrai provato a dare tutti gli indizi possibili per evitare che loro vadano a morte certa:

  • -masse di cadaveri
  • -premonizioni
  • -visioni divine
  • -prove via via sempre più letali
  • -ecc. ecc.

Eppure i Giocatori fiondano i loro personaggi nella bocca del Kraken! Realismo vorrebbe che venissero tutti sterminati. Ma tu che, come me, sei un Master ragionevole e comprensivo, troverai il modo di non farli secchi. Ovviamente cercherai di punirli pesantemente così che non ripetano la stessa bravata.

qualcuno ha avuto da ridire sul termine “punirli”. Effettivamente è un po’ forte, ma in modo voluto. Piuttosto che fermare il gioco e mettersi a spiegare ai giocatori cosa sarebbe stato sensato fare, si fa come nella vita: quando fai qualcosa di sbagliato ne paghi le conseguenze, a volte poco, altre volte a prezzo salato (in quest’ultimo caso solitamente impareremo ad evitare lo stesso errore in futuro)

Che tu sia un Master benevolo o un Master sterminatore di Pg, ricorda di non rovinare tutto il tuo lavoro di architettura e sceneggiatura della storia per un tiro di dadi.


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